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Dic 08 2006

L’AMORE GELOSO…importante!

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L’amore geloso
Leggiamo nell’Otello di Shakespeare: “Difendetevi dalla gelosia, mio Signore! È un mostro dagli occhi verdi che odia il cibo di cui si pasce. Felice il tradito che, conscio della propria sorte, non ama colui che tradisce! Che vita di inferno, invece, per chi ama, dubita, sospetta e nel contempo adora”.

risponde Umberto Galimberti

Mi dispiace con questa lettera farLa inorridire, ma non ho altra via di scelta, se prima di andare nell’aldilà vorrò sapere se sono un essere folle o immoralissimo. Solo Ella che ha una profonda cultura classica, scientifica, psico-pedagogica può sciogliere i miei dubbi. Sono nata nel lontano 1928 da mio padre funzionario delle Poste e da mia madre maestra, che purtroppo non ha potuto esercitare la sua professione a causa della gelosia morbosa di mio padre che in sua assenza non voleva che venissero persino i fratelli di lei!!! Delirium gelosiae “mezzo” parente della schizofrenia? Speriamo di no! All’età di 11 anni, pur non essendomi ancora arrivato il ciclo, i miei sensi “bollivano”, e anelavo essere toccata a destra e a manca e non proprio fare l’amore, perché ne ignoravo i rischi e i limiti, dato che in merito mi avevano raccontato un sacco di cretinerie. D’altra parte noi figli eravamo sotto dittatoriale controllo ed era difficile farla franca. Comunque l’eccezione arrivò durante la guerra e con un insospettabile amico di mio padre di circa 45 anni feci all’amore e non seppi di essere stata sverginata in quanto non mi aveva mai alcuno parlato dell’anatomia in merito. Lo feci per un anno di seguito senza che la di lui moglie né tanto meno i miei potessero sospettare una cosa simile. Scoprii in tale situazione di essere tremendamente gelosa della segretaria del suddetto, e spesso passavo le notti in bianco, tormentandomi e rendendo quindi poco a scuola. Finita la guerra nel ’45, ripresi a fare l’amore dal ’51 in poi, sempre con amici paterni non sospettabili perché regolarmente ammogliati!!! Seppi così per caso che da tempo non ero più vergine e decisi quindi di continuare ad avere amanti senza sposarmi. Però mi capitò di fidanzarmi e anziché raccontargli tutto ascoltai un’amica che mi suggerì una levatrice-sarta che mi cucì un poco per una vistosa somma. Tutto andò a gonfie vele e mi ero proposta di cambiare vita; purtroppo mi assalì quella morbosa gelosia che mi impediva la notte di dormire e che io, quando ero nubile, avevo risolto cambiando partner o meglio prima tradendo e poi cambiando partner. Oggi che ho 74 anni non sono affatto cambiata e sono in attesa di poter incontrare, appena si presenterà l’occasione, l’ultima persona che mi ha “folgorato” e lascerò quindi perdere l’ultimo che, tra alti e bassi, tengo da circa dieci anni. Esiste davvero come schizofrenia il delirium gelosiae? Speriamo di no perché se è vero quello che ho imparato a scuola sarebbe incurabile. F.S., Roma Gli psicoanalisti dicono che la gelosia è la proiezione sul proprio partner dei propri insopprimibili desideri di infedeltà. Quando lo dici ai gelosi essi lo negano risolutamente. Ma la sua biografia, se è vera, sembra proprio smentirli. Quel che è curioso, e le confesso, anche abbastanza insolito, è il modo, che potremmo definire “brillante”, con cui lei ha risolto il problema della gelosia. Invece di guastarsi la vita e di contorcersi nell’angoscia del sospetto, come questo si accennava lei abbandonava il partner, togliendo così al suo tormento la possibilità di ingigantirsi. Per quanto riguarda la moralità della sua strategia non so pronunciarmi perché mi è sempre sembrato un degrado dell’etica confinarla negli angusti limiti del proprio abbigliamento intimo. Resta da capire piuttosto quanto profondo fosse il radicamento del suo amore se bastava un sospetto di gelosia per farglielo cambiare. Qui la gelosia sembra svolgere una funzione insospettata, che non è tanto quella di evitare una penosa sofferenza, quanto piuttosto quello di soddisfare un incontenibile desiderio di novità amorose. Se questa è stata la strada che lei ha trovato per non affliggere troppo la sua vita, consolandosi con briciole d’amori sempre nuovi e sempre rinnovati, perché deve considerarsi immorale? Secondo me sono molto più immorali molti nevrotici, che, non avendo il coraggio di procurarsi la felicità e neppure quello di precipitare nella follia, scelgono quella pavida via di mezzo che li porta a cercare gratuitamente o a pagamento parole di consolazione alle loro infinite lamentazioni. Lamentazioni di dubbio valore, perché c’è la tendenza a leggere la propria gelosia come qualcosa di prepotente e irresistibile, che attesta, senza ombra di dubbio, la profondità del proprio amore, e di leggere invece la gelosia degli altri come un sintomo di immaturità e di insicurezza. Questa visione bifocale spiega perché chi è stato infedele in precedenza, quando è tradito non trova gran conforto nel pensiero dei propri tradimenti, mentre chi è sempre stato fedele si pente amaramente di tutte le infedeltà a cui ha rinunciato. Il sentimento della gelosia non pesa allo stesso modo sui due piatti della bilancia. E questo ci dice quanto è contorto questo sentimento che di solito nasconde il nostro desiderio di tradire e la nostra paura di farlo. Non tollerando il conflitto tra paura e desiderio dentro di noi, lo proiettiamo fuori di noi, solitamente sul nostro partner, guadagnando un’innocenza a poco prezzo, anzi al costo di una sofferenza che sì ci distrugge, ma insieme ci compensa consegnandoci l’aureola della vittima.

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